8 dicembre 2016


L’adulterio è condannato duramente dalle Scritture, ma è invece tollerato dall’attuale società. Ormai non ci si stupisce più, ma che dire se esso comincia ad insinuarsi anche nelle coppie di credenti, distruggendo intere famiglie? Non è forse anche questo un allarmante segno della precaria condizione spirituale della Chiesa? 


Cari della redazione de “Il Cristiano”,[…] qualche tempo fa ho scoperto che mio marito (siamo entrambi credenti da anni) mi tradiva con una collega di lavoro. La scoperta casuale mi ha profondamente prostrata. Lui non ha esitato a riconoscere il tradimento, ma alla confessione ha fatto seguire l’abbandono, mio e dei nostri figli […] La cosa che più mi ha ferita è l’aver dovuto lottare anche con i miei suoceri e con gli altri familiari di mio marito: tutti schierati con lui. […]
Vi chiedo: come devono comportarsi i familiari di una coppia che ha difficoltà?

Lettera firmata


Nel passato ho già pubblicato tre articoli sul problema dell’adulterio, ai quali rimando per un eventuale approfondimento. Qui vorrei soltanto aggiungere alcune ulteriori riflessioni.

Il valore della fedeltà coniugale sta gradualmente scomparendo nella società in cui viviamo, ma la lettera ricevuta apre una finestra su un panorama di degradazione morale e di meschinità personale anche nell’ambito cristiano.
Fatti di questo genere sono degli indicatori della situazione spirituale in cui da tempo ha cominciato a versare la Chiesa. Le famiglie costituiscono la struttura portante delle comunità cristiane, pertanto devono essere protette e devono consolidarsi sui princìpi che la Parola di Dio rivolge alle coppie.
Invece, anche all’interno della comunità cristiana, uomini e donne – a volte – devono lottare con le sofferenze provocate dall’egoismo e dal peccato di uno dei coniugi a danno dell’altro.
Tensioni, conflitti, amarezza, angoscia, paura del futuro, violenza psicologica, lacrime, insulti, figli destabilizzati interiormente, tristezza devastante, desiderio di morire: quante e quali sono le conseguenze della trasgressione?
Quante persone vengono coinvolte e trascinate nel pantano del peccato e del dolore affettivo, a causa di chi non riesce a controllare i suoi istinti carnali?
Mogli, mariti, figli, genitori, fratelli, sorelle, chiese locali… oltre al danno patito dalla testimonianza.
Di fronte al dilagare del peccato, si rischia di lasciarsi vincere dal pessimismo e ci viene la tentazione di smettere di lottare.
Però, non si deve dimenticare che, accanto alle poche coppie cristiane che vengono lacerate dall’adulterio, ce ne sono moltissime altre che continuano a vivere nella fermezza della fede e nella gioiosa sottomissione a Cristo, manifestando un amore reciproco e una solidità matrimoniale davvero inossidabile.

Sono queste coppie a tenere alto il vessillo della testimonianza, dimostrando al mondo che la fedeltà coniugale rimane ancora un valore consolidato in coloro che vogliono attenersi ai princìpi assoluti e permanenti della Parola di Dio.


“Io” anziché “Dio”

Da un punto di vista spirituale, uno dei maggiori problemi attuali è l’eccessiva enfasi che la filosofia mondana pone sull’individuo. Facendo leva sull’egoismo innato di ciascuno, da ogni parte giungono messaggi sul proprio valore e sui propri diritti. Ciò determina una sorta di ipertrofia dell’Io, nonché dei propri bisogni e delle proprie necessità, con la conseguente legittimazione di ogni cosa possa soddisfare i propri desideri e le proprie brame.“Gli uomini saranno egoisti […] traditori […] amanti del piacere anziché di Dio” (2Ti 3:2,4).

Pertanto, vivendo in un simile contesto sociale e culturale, non stupisce che molti uomini e donne considerino l’adulterio come un normale modo per soddisfare i propri impulsi, giustificati dal loro cuore a cercare altrove ciò che in casa non trovano. I valori morali vengono abbandonati e i credenti si trovano a dover combattere ogni giorno contro i nuovi giganti ideologici di un’epoca che rifiuta il Dio della Bibbia, disubbidendo alle sue direttive per la coppia, per il matrimonio e per l’educazione dei figli.


La fedeltà coniugale

è un riflesso della fedeltà a Dio



La Scrittura utilizza molto spesso le immagini del matrimonio e dell’adulterio per illustrare la relazione esistente fra Dio e il suo popolo. In questa prospettiva, la fedeltà matrimoniale esprime la fedeltà a Dio, così come l’adulterio è invece sinonimo di idolatria. Il peccato di idolatria, così come quello di adulterio, venivano puniti con la morte.
L’adulterio, quindi, rappresenta la deliberata volontà di trasgredire uno dei Comandamenti divini e, di conseguenza, esso manifesta pure quale concetto si ha di Dio e quale timore si prova per lui. Il tradimento coniugale esprime mancanza di rispetto per Dio e per il coniuge. La fedeltà coniugale, invece, desidera rispettare e onorare pienamente il patto sancito tra due persone che si amano e che vogliono perseguire gli obiettivi del matrimonio con l’impegno e, se necessario, con sacrificio.
Il progetto del Creatore è l’unità di coppia, in ogni sfera della vita matrimoniale; l’adulterio è l’arma per distruggerla.


L’adulterio indotto:

una giustificazione al peccato?


Quando nella dinamica di una coppia compare l’adulterio, molte volte le responsabilità sono da suddividere (in percentuale differente) tra entrambi i coniugi. Di solito non si tradisce il coniuge dall’oggi al domani, ma questa decisione è il risultato di una serie di eventi, di conflitti, di frustrazioni che si sviluppano all’interno di una relazione matrimoniale. Due dei motivi più evidenti sono l’insoddisfazione sessuale e il sentirsi trascurati.
Quando le necessità emotive, affettive e fisiche degli sposi non vengono soddisfatte con altruismo e premura in una cornice di amore e di mutua comunione all’interno del matrimonio, è possibile che certi bisogni inappagati (non soltanto sessuali) comincino a far sentire il loro peso. Nel tempo, ciò può indebolire la solidarietà e l’unità della coppia e, nei momenti nei quali si sentirà maggiormente la deprivazione affettiva o amorosa – e presentandosi l’occasione – un coniuge potrebbe cadere in adulterio.
Gli sposi, infatti, devono prendersi cura l’uno dell’altro, impegnandosi a realizzare la piena unità. Ciò significa anche donarsi interamente all’altro, nella reciproca appartenenza:
“Il marito renda alla moglie ciò che le è dovuto; lo stesso faccia la moglie verso il marito. La moglie non ha potere sul proprio corpo, ma il marito; e nello stesso modo il marito non ha potere sul proprio corpo, ma la moglie. Non privatevi l’uno dell’altro” (1Co 7:3-5). Perciò, entrambi devono contribuire a costruire un’atmosfera serena, che tenga conto delle loro peculiarità e dei loro desideri, nell’amore e nel rispetto reciproco.

Ogni cedimento sul fronte di questo impegno può minacciare la relazione, sviluppando malumori, povertà affettiva, frustrazioni e aspettative deluse. Questa situazione, oltre a contravvenire ai princìpi biblici per la coppia, può anche aprire la porta a tentazioni di vario tipo, tra le quali potrebbe esserci, appunto, l’adulterio.
In questo caso si può parlare di una sorta di “adulterio indotto”.

A questo punto, è opportuno chiedersi: la situazione descritta può costituire una giustificazione al peccato o, almeno, un’attenuante nelle considerazioni e nel giudizio sul fatto?

• Da un punto di vista puramente umano, ognuno può trovare tutte le giustificazioni possibili: la psicologia umanista, infatti, è maestra nel riversare su qualcun altro le responsabilità personali, creando pericolose illusioni di falsa innocenza. È una strategia di autodifesa antica quanto l’uomo. Adamo, nell’Eden, tentò di difendere se stesso davanti a Dio proprio con questo metodo:“La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero” (Ge 3:12). È molto più facile scaricare la colpa dei propri sbagli sugli altri, invece di dover ammettere di aver fallito.

• Nella prospettiva biblica, invece, non troviamo possibili giustificazioni al peccato. La Bibbia chiama l’adulterio con il chiaro termine di peccato e lo considera addirittura una discriminante per l’ingresso nel regno dei cieli:
“Non vi illudete; né fornicatori, né idolatri, né adúlteri […] erediteranno il regno di Dio” (1Co 6:9,10).
“Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il letto coniugale non sia macchiato da infedeltà; poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adúlteri” (Eb 13:4).
È un preciso richiamo a non illudersi nell’inseguire le vuote scusanti della cultura contemporanea.

• Sul piano pastorale, si possono fare molte considerazioni soggettive ed esaminare i vari casi, senza cedere all’impulso sbrigativo di fare di ogni erba un fascio. Quando un coniuge tradisce l’altro, ci saranno senz’altro delle responsabilità comuni che possono aver determinato una scelta sbagliata. Tuttavia, nel contempo, non si deve assolutamente prescindere da ciò che la Bibbia – unica autorità in materia di fede e di etica – dice su questo argomento. Occorre, quindi, rivalutare la gravità del peccato e dichiarare che l’adulterio è e rimane un abominio (cfr. Gr 13:27).
Il credente non si trova più sotto la signoria del peccato, perciò ha a sua disposizione tutti gli strumenti spirituali per non cedere alla tentazione. Se lo fa, egli commette un deliberato atto di disubbidienza e dimostra di essersi lasciato catturare dalla propria carnalità e dalla propria concupiscenza.
Forse, nella relazione matrimoniale – poiché questa si realizza tra due persone imperfette – potrebbero anche esserci delle vaghe attenuanti, ma ciò non toglie che, davanti a Dio, l’adulterio è inescusabile!
Questo giudizio, comunque, non esclude che si debba altresì intervenire per salvare un matrimonio e per ristabilire l’adultero/a pentito/a, aiutandolo/a a ritrovare la sua corretta posizione in Cristo.
La Chiesa, infatti, è chiamata a combattere il peccato con ogni arma possibile e a tenere alto il messaggio di grazia e di riconciliazione.
Custodire il proprio cuore

Il credente deve custodire “il proprio cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita” (Pr 4:23).
Il cuore rappresenta l’interiorità umana e, come tale, è la sede dei nostri sentimenti e dei nostri desideri. In sostanza, è il cuore che gestisce i nostri pensieri e, di conseguenza, determina anche le nostre azioni, “poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni” (Mt 15:19). La prevenzione è molto efficace per contrastare il male, pertanto occorre evitare di indulgere in pensieri, in fantasticherie, in discorsi o in recriminazioni che possano aprire la porta alla tentazione. Inoltre, è opportuno instaurare un dialogo aperto e sincero all’interno della coppia.
Un cuore rinnovato, che si mantiene in costante comunione con Cristo, è in grado di onorare il Signore con un comportamento degno di un figlio di Dio. Ma se ci si lascia sedurre dai ragionamenti deformati dalla filosofia del mondo (per i quali l’adulterio, secondo alcuni terapeuti, sarebbe persino consigliato perché ritenuto salutare per rinfocolare la passione matrimoniale), allora è difficile vivere nell’integrità morale e spirituale.
Il passo dal libro dei Proverbi che è stato citato poco sopra, continua illustrando in modo molto significativo l’ampiezza e la diversificazione dell’azione preventiva: “Rimuovi da te la perversità della bocca, allontana da te la falsità delle labbra. I tuoi occhi guardino bene in faccia, le tue palpebre si dirigano dritto davanti a te. Appiana il sentiero dei tuoi piedi, tutte le tue vie siano ben preparate. Non girare né a destra né a sinistra, ritira il tuo piede dal male” (Pr 4:24-27). Ciò significa che dobbiamo vigilare su ciò che vediamo, su ciò che ascoltiamo, su ciò che pensiamo e su ciò che diciamo. Infatti, se custodiamo la bocca, le labbra e gli occhi, allora i nostri piedi cammineranno sui “sentieri di giustizia” (cfr. Sl 23:3), non devieranno dalla verità e non ci porteranno su vie pericolose.
L’intervento dei familiari

Nella dinamica di coppia, un adulterio è come un uragano che si abbatte su un villaggio: distrugge ogni cosa, disperde i ricordi, annienta le speranze. Niente è più come prima, tutto è raso al suolo. I superstiti cercano di trovare una spiegazione e una risposta alle loro domande. Cercano disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi per non cadere in uno stato di angosciosa autocommiserazione. Soprattutto, cercano di addossare a qualcuno la responsabilità di ciò che è accaduto.
Nel caso di un adulterio è la stessa cosa. Ogni persona coinvolta (direttamente o indirettamente) cerca di razionalizzare l’evento per non essere travolta dalle emozioni.
Chi ha tradito, di solito accampa delle giustificazioni del tipo: “Mi hai sempre trascurato”... “Non mi hai mai dimostrato l’affetto di cui avevo bisogno”... “Non hai mai saputo cos’è la passione”... “Non hai mai capito le mie necessità”, e così via.
Chi è stato tradito, molto spesso sfoga la sua frustrazione e la sua rabbia accusando l’altro con epiteti di vario genere, dipingendolo come una persona egoista, carnale e malvagia.
I genitori dell’uno e dell’altro tendono, molto spesso, a difendere il proprio figlio (o figlia) e, in caso di adulterio, possono arrivare ad accusare l’altro/a di non essere stato/a in grado di costruire una vera unità o di aver trascurato i bisogni del coniuge.

Non si dovrebbe generalizzare, perché i singoli casi sono diversi, ma non bisogna dimenticare che l’adulterio rimane comunque un peccato.
I familiari dell’adultero, perciò, non possono e non devono giustificare il peccato, ribaltando le accuse sulla nuora o sul genero. Questo per almeno tre motivi:

1) La Bibbia insegna che Dio non tiene “il colpevole per innocente” (cfr. Es 34:7), pertanto, qualunque azione mirante a deviare le responsabilità di un atto peccaminoso, non onora né il Signore né la verità.
Essi non devono schierarsi dalla parte del loro figlio adultero (o figlia), bensì dovrebbero sottolineare la gravità e le conseguenze del suo atto.
“Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele” (Ef 5:11).

2) I familiari, essendo fortemente coinvolti sul piano emotivo, non sono le persone più adatte per gestire una crisi di coppia così lacerante, perché rischiano di innescare una spirale di rancori e di sentimenti distruttivi. Questi sentimenti si possono allargare, producendo fratture fra le due famiglie.

3) Se si giustifica il proprio figlio (o figlia), non lo/a si aiuta a prendere atto di ciò che ha commesso, perché le scusanti rappresentano un ostacolo per un vero ravvedimento. Invece, l’adultero/a deve sentire su di sé tutto il peso del suo peccato, con le sue conseguenze disastrose.
“Tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste […] Per questo è detto: «Risvegliati, o tu che dormi[…] e Cristo ti inonderà di luce»” (Ef 5:13-14).
L’obiettivo, dunque, è il ravvedimento.


Ricostruire la speranza

Un adulterio lascia uno strascico incalcolabile di amarezza, dolore e ferite, ma, nonostante ciò, la Chiesa ha il compito di annunciare il perdono e di operare affinché il peccatore realmente pentito sia ristabilito al cospetto di Dio.
A costo di sembrare ripetitivo, desidero ribadire che, per ricostruire la speranza, ci deve essere, da parte del peccatore, un reale e profondo ravvedimento. Solo così si può riedificare sulle macerie.
Non a caso, uno dei passi più intensi sulla misericordia di Dio, quale è quello di Isaia 1:18
– “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana” –
ha un presupposto irrinunciabile:
“Togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male […] cercate la giustizia” (Is 1:16).

Senza il pentimento, NON ci può essere misericordia da parte di Dio, ma rimane solo il suo giudizio,
 perché il suo amore non annulla la sua giustizia.
Il ravvedimento, invece, consente il recupero dell’individuo.
“Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine” (Ga 6:1).

Non è certo un compito facile. Recuperare la fiducia e ricostruire la relazione coniugale è un percorso che richiede tempo, pazienza, sollecitudine e tanta preghiera, ma di fronte ad un cuore sinceramente ravveduto, la misericordia di Gesù Cristo può risplendere in tutta la sua potenza, permettendogli di ricominciare, perché “dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata” (Ro 5:20).




Articolo di Marco Distort 
(assemblea di Arezzo)


http://www.ilcristiano.it/2007/feb07/adulterio.htm










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